Come Funziona il Rating delle Banche Italiane

Di rating sulle banche italiane, e non, si è sentito parlare da sempre, con gli aggiustamenti dei giudizi che periodicamente vengono operati da parte delle cosiddette Agenzie di rating. Tuttavia i criteri con cui vengono dati questi giudizi solo in minima parte si basano su strumenti di tipo oggettivo, puntando anche sulle aspettative e relative previsioni.

A ciò si aggiunge lo spettro di una mancanza di oggettività vista la proprietà non disinteressata delle agenzie stesse (da parte dei grandi gruppi bancari). Per ovviare a questo problema e rendere più omogeneo il criterio di giudizio la Bce ha introdotto degli indici, tra i quali spicca il Cet1 che misura la capacità di una banca di far fronte agli impegni, mettendoli a confronto con il capitale e riserve a disposizione (maggiore è questo valore maggiore è la “riserva” che permette di far fronte a situazioni non previste).

Per questa ragione numerose grandi banche, che avevano seguito un’aggressiva azione di espansione, hanno cominciato ad invertire la rotta disinvestendo asset poco produttivi (un esempio eclatante è quello di Unicredit). Non si è trattato di un ridimensionamento, quanto di una “controffensiva” sul valore del Cet1, che stabilisce una soglia minima al di sotto della quale la banca è a rischio.

Rating e Cet1: quanto valgono le classifiche?
Tantissime associazioni dei consumatori (e banche a fini di pubblicità), si sono cimentate nel calcolo della classifica sulla base del rating delle banche più sicure. Si tratta di un approccio valido solo se si valuta su base almeno annuale, ma la cautela diventa d’obbligo se si hanno investimenti in una banca in cui il valore del Cet1 è prossimo al limite minimo consentito

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